THOM PUCKEY "AMONG THE TREES"
 
 

TRA GLI ALBERI

Jan Braet

UNE DAME
Il ne s'amuse jamais

ELOI

Si quelque flis je danse, seui

(Jules Renard)


"Il venti gennaio lo sfortunato poeta Lenz arrancava per la montagnà', scrive Georg Buchner. Andava sue giu, indifferente, indisturbato, senza la minima ombra di stanchezza; una sola cosa lo angustiava, ed era il non poter mettersi a testa in giu e muoversi con i piedi per aria. L artista Rodney Graham, che nel testo di Buchner attua un' operazione capestro - e che quindi fu costretto a tenersi sempre a testa in giu amava riprodurre giganteschi alberi solitari che poi metteva capovolti in dei riquadri neri, cosi che si aveva l'impressione di essere caduti dalla superficie del pianeta e di roteare per l'eterniti intorno ad esso, a meno che a un certo punto non si fosse riusciti ad afferrare una delle chiome di quegl'alberi e quindi a
calarsi lungo i rami per ritrovarsi di nuovo sani e salvi al suolo, e rivedere le cose, superata una breve vertigine, nuovamente sottoposte alle rassicuranti leggi di graviti. "Sono rare le occasioni in cui noi vediamo un . albero veramente come un albero, e cioé come realti e non come ideà', mi ha detto di recente l'artista Per Kirkeby. La forza del linguaggio categoriale troppo spesso ci induce in inganno; raffrontiamo l'albero in cui ci si imbatte per strada con il nostro concetto standard di albero, e tutto finisce IL Gii la "camera 6bscurà', il nostro primissimo strumento idoneo a proiettare la realti su di una parete, ci fornisce l'immagine di un albero capovolto.
La sorpresa é grande, e ne consegue che noi, forse, siamo in grado di vedere quell' albero per un istante con occhi diversi. Si pua avere un' esperienza analoga anche allineando due lenti sul loro asse "focale.
Ma se qualcuno pone la cosa in termini diversi e appenda da qualche parte un vero alberello capovolto e vi dispone di fronte due lenti, per cui vediamo di nuovo l'albero nella sua posizione naturale?
Una cosa del genere la vediamo in Pure Lie (1988) di Thom Puckey. Qual' é dunque la veriti e quale l'inganno? É fuori di dubbio che mettiamo il piede una volta di piu nella trappola che l'artista ci tende: egli lancia per aria le sue illusioni come policrome luminosissime sfere che esplodono una volta giunte al culmine della loro bellezza. Diffonde visioni, fa dubitare e quindi stupisce; vediamo un mondo del tutto nuovo, ma per un solo attifilo. Subito dopo anche Pure Lie subisce la sorte del troppo-spesso-visto, si tramuta in normali d., non tanto come opera di per sé stessa, quanto a causa delle carenze della nostra capaciti visiva: noi guardiamo e poi torniamo a guardare, fila non vediamo piu niente.
Nelle installazioni quali True and False Lights (1987) True Light (1987) e Spinoza (1988), Puckey ha messo in evidenza i limiti angusti della nostra percezione visiva e delle nostre "lenti" e "camere obscure"; ma prima di andarsene ha gettato via le chiavi. Ed eccoci qua, inermi prede del suo volere. Nel frattempo pero, puo insegnarci qualcosa a proposito della purezza e dell'impurita della vista, e come in realta se ne ottenga un'immagine del mondo che in tutti i suoi stadi e ambivalenze é pili resistente di tante altre Immagini.
Puckey é un attore nato che per disgusto verso il mondo ha infilato il capo in un recipiente, ha sedotto il suo pubblico per la via indiretta degli insulti, e successivamente lo ha condotto con sé verso cinque ambienti in cinque citta, dove zolfo e piombo fusi in crogiuoli, imbuti ed alambicchi suscitavano successioni cromatiche spontanee (1983).
É il "Magus" del Magus del romanziere inglese John Fowlez: dispone di antica saggezza ed i suoi trucchi sono gia stati messi alla prova in precedenza. La progenie di filosofi, alchimisti, artisti e scienziati che si é occupata di analisi, evoluzione e manipolazione della vista, è indubbiamente di tutto rispetto. Ma se Puckey, nel corso del 1989, improvvisamente non avesse proditoriamente voluto farci fare un passo falso, non avremmo avuto tanta urgenza di dare risalto alla figura di Cornelis Drebbel. Drebbel era uno studioso olandese di ottica del XVII secolo, che invento una lanterna magica; un aggeggio derivato dalla "camera obscura".
Nel saggio De kunst van het kijken (Larte di guardare) (1989), Svetlana Alpers racconta che Drebbel, di fronte agli sguardi increduli del pubblico, nella frazione di un secondo era in grado di mutare abiti, assumere colore diverso, tramutarsi in albero, leone, orso, agnello o suino. Un trucco innocente, di questo si trattava; e non era poi molto diverso dai giochi delle maschere che un tempo andavano di moda alla Corte inglese. Ma con una deduzione lampante: se Drebbel era in grado con una lanterna magica di calzare un' altra identita come si calza un guanto, significa che il concetto "identita" é estremamente molteplice e mutevole.
Thom Puckey non é altrettanto innocente. Le nuove figure del suo mondo: un giullare che in un'immagine danza solitario, in un'altra esegue l'abbraccio di una donna, e poi ancora un sordido uomo albero, un tizio che impugna un randello, un altro, tarchiato e muscoloso, con il ventre squarciato - sono chiaramente tutte procreazioni della mente dell' artista stesso, minute differenzazioni della sua identita, ma in primo luogo sono figure di notevole complessita, che propongono la questione centrale, etica, del bene e del male, problema questo, di cui io credo che Drebbel e i suoi omologhi non si siano mai occupati. Sicuro bersaglio di generale protesta, devo sostenere che la materialita (la malleabilita della gomma al silieone, le proprieta scultoree specifiche del bronzo) cOSI generosamente proposta per la prima volta nell' opera di Puckey, la così ambita manualità, anch' essa colta per la prima volta dall' artista, e il collegamento mai visto in precedenza fra il pensiero e la componente organico-creativa nel processo formativo, in primissimo luogo sono i veicoli della maggiore forza di
. penetrazione dell' anelito di - stampo gotico verso il Bene e il Male.
Il suo grande impianto The Triumph of Love (1989), che ha suscitato grida di orrore nella maggior parte dei visitatori della personale di Puckey nello Stedelijk Museum di Amsterdam (16/12/89 - 28/1/90), ha posto quell' anelito soprattutto in senso teoretico, in base ad una scelta ben precisa, e scarsamente mimetizzato nell'incantesimo di natura materiale e scultorea. Le figure di poliestere dipinto a olio di due angeli bianchi con ali nere che portano un diavoletto seduto sul cesso, erano visualmente abbastanza offensive da essere etichettare come kitsch, ma lo scultore Puckey, con la~ua attitudine a plasmare, modellare e trasformare sé stesso, come poi avrebbe cominciato a fare con passione, non vi era ancora del tutto presente. Il contenuto, infatti, ne ha sofferto ben presto: quegl' angeli nascondevano appena la loro malvagiti, e quel diavoletto aveva un'aria talmente diarroica che non c'era proprio da avere dubbi sulla sua innocenza.
Ma nell'estate del 1990, in un giardino incolto di Tielt, cittadina fiamminga di provincia, ci imbattemmo nella figura in bronzo di un buffoncello crocifisso sulla pelle di un albero donna, le cui braccia ramificate sembravano a loro volta crocifisse contro il cielo. Di cio che ovviamente percepimmo come configurazione di duplice sofferenza, le associazioni diaboliche precedentemente distribuite in maniera occulta fra un ripugnante ometto e l'immagine della donna albero collegata al diavolo da tempi remoti, ne abbiamo di recente recepito l'intera carica sardonica quando nel cortile interno del l' abitazione-studio di Puckey sulla De Costakade di Amsterdam, abbiamo visto la donna albero fare l'occhiolino in modo malvagio.
Lalchimista che Puckey ha dentro di sé deve essersi messo in movimento, da come ferve nel suo intimo la volonta di dare grande significato al gesto creativo. all'interno di una manovra ascendente e discendente., e di annientare le cose per poi chiamarle di nuovo in vita.
L'artista é dominato dall'idea che la scorza nasca dalla carne e che, quest'ultima a sua volta venga generata dalla prima, perché fin dai suoi anni giovanili vive in ,lui l'irresistibile impulso di dare vita a quell'immobile inerte qualcosa che si chiama albero.
Il giullare vive! E la nuova componente dell'opera di Puckey, i cui frammenti sono situabili in una sorta di ragnatela che nasce dall'azione creativa, e in cui ogni opera viene organicamente saldata all'altra. Le maglie che la compongono non nascono piu dalle idee, ma da qualcosa di piu recondito e che discende nel subconscio come nelle profondita di una miniera. Il giullare cresce! Crocifisso sulla pelle della donna albero deve essersi nutrito di lei, perché in Genre Piece, ben ripulito dal fango, smanioso si avvicina da dietro alla donna, che si é disfatta dei rami e tiene la gonna sopra le ginocchia.
Donna (albero) e buffone (albero), sotto mutevoli aspetti e trasformazioni, sono i nuovi eroi che si sostengono a vicenda nei rispettivi ruoli; gagliardi e innocenti come Popeye e Olijfje (Braccio di Ferro e Olivia), carnali e malvagi come due complici in un groviglio di organismi in sviluppo e torbide emozioni.Vittima e carnefice, peccato e virtu', angelo e diavolo, come mai prima d'ora inscindibili gli uni dagl'altri. Perfettamente affini a loro sono senza ombra di dubbio i due attori Dijbriel Farisjta e Saladin Chamcha, protagonisti dei Versetti satanici scaturiti dalla mente dello sfortunato scrittore Salman Rushdie, che, dopo la caduta da un aereo, in un unico atto di creazione rinascono rispettivamente angelo. e diavolo. Il comune genitore potrebbe essere senza tema di errore il Satana da Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
Puckey appartiene insieme a Rushdie alla razza di emigranti, bastardi che fondono religioni e culture in un grande crogiuolo e in quel recipiente fanno nascere esaltanti successioni incrociate, non tralasciando di rendere omaggio "en passant" al grande William Blake per il suo .classico Il matrimonio del Cielo e delllnferno, in cui il Bene e il Male si compenetrano reciprocamente.
Nella narrazione di Puckey il finale provvisorio é rappresentato dalla figura dominante sul podio, arbitraria, palpeggiabile, bianca e a grandezza naturale, che si accinge alla danza. Il povero sciocco! No'n si pua danzare su di una sola gamba! Oppure sì?



 
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