"HUGHIE O'DONOGHUE"
 
 
Achille Bonito Oliva

La figura è il punto focale dell' arte. Detiene la centralità del linguaggio, in quanto portatrice dell'intenzione e del desiderio di potenza dell'immaginario. Tale desiderio si traveste mediante abbigliamenti vari, indossa panni legati alla circostanza espressiva. Dunque le figure dell' arte sono svariate e cangianti, adottano molti materiali e tecniche diverse, in ogni caso sono portatrici di seduzione e contemplazione.
O'Donoghue utilizza il linguaggio pieno della pittura. Ma l'artista inglese non vuole trasmettere conoscenze sui modi che lo hanno portato alla figura, perché essa è la conseguenza di fattori accertabili ed altri imponderabili. Il non sapere gli permette di mettere in condizione la sua tecnica di non fare resistenza, di accogliere con naturalezza l'elaborazione che porta al risultato. L'affermazione dell' opera è il risultato di una memoria culturale e nello stesso tempo della sua perdita.
Nell'opera di O'Donoghue la figura è sempre il segno di un movimento precedente, perché, come dice Nietzsche, esso è il segno di un movimento interiore, cosl come il pensiero è il segno del pensiero. Dunque è l'unica possibilità dell'arte di produrre il movimento della propria turbolenza, il tramite che la materializza e fonda lo stato della sua evidenza formale. L'artista sposta la figura in un rapporto tra turbolenza e serenità, in una condizione di apertura e libertà espressiva, fuori da qualsiasi inibizione e progetto. L'opera viaggia fuori da qualsiasi interrogazione riguardante la provenienza iniziale della sua iconografia, secondo l'idea di costruzione linguistica che ristabilisce il primato dell'intensità su quello della tecnica.
In questi lavori ci troviamo positivamente di fronte ad una posizione che poggia la sua strategia creativa sull'impossibilità di assumere il mito e l'allegoria in termini di totalità, in quanto non esiste più storicamente un' ottica capace di restituire in termini ideologici una visione unitaria del mondo.
Con la fine della Grande Visione, l'artista contemporaneo si trova di fronte ad un panorama di reperti linguistici da adoperare nella pratica pittorica. I frammenti della storia passata si trovano a disposizione, ma l'artista non può rifondarne il valore bensl riportarne l'evidenza formale. Se nel manierismo storico esisteva nella citazione un movimento regressivo e nostalgico, ora nell' opera anche del giovane artista inglese la ripresa stilistica avviene in termini di puro valore di evidenziamento visivo. Succede cosl che gli stili si intrecciano tra loro, in un movimento eclettico che lega figurazione ed astrazione, narrazione e gestualità, in una forma che opera sul collegamento di vari frammenti di diversa provenienza.
Il mito e l'allegoria diventano occasione di ripresa stilistica e di adattamento nel nuovo circuito visivo dell'immagine che non possiede più una superba totalità a favore di una dimensione aperta e fluidificante. Tale fluidità porta l'opera verso una dimensione che potremmo definire del 'figurabile', un accesso ad un campo dell'immagine, giocato su di un sistema di relazioni. Forza del gesto e reticenza della superficie si intrecciano secondo cadenze che stabiliscono una dinamica che corre lungo riferimenti tra la melanconia chiaroscurale di Leonardo e lo spessore materico di Rembrandt.
Serenità e turbolenza, proprio per i riferimenti linguistici, diventano i confini di un' oscillazione dell'immagine, secondo una tensione formale capace di fondare una contemplazione intensifica· ta. L'uso prevalente del nero designa anche l'affermazione di un colore drammatico e mentale nello stesso tempo.
Infatti l'immagine tende da una parte ad aggredire visivamente l'esterno, dall'altra a tenere il linguaggio compatto e fermo dentro la cornice dell' opera. Leggerezza e stratificazione producono una sequenza visiva calibrata e complessa In ogni caso l'artista inglese possiede della sua tradizione un'impostazione molto forte della forma nello spazio, come una sorta di scultura scandita sulla superficie bidimensionale del quadro. Non a caso O'Donoghue utilizza spesso grandi formati, adatti proprio a raccogliere una forma che si dispiega nella sua potenzialità, secondo articolazioni che tendono almeno visivamente ad alludere ad uno sconfinamento fuori dalla cornice. La gestualità nel segno viene approfondita mediante una stratificazione che rende sempre gli strati robusti. Perché l'artista inglese vuole con la sua energia strutturante approdare ad una forma mai labile ma incisiva. Il collante tra i vari frammenti è sempre un segno che funziona lungo un percorso di andata e ritorno, nel senso di una sua stabilità e struttura costante.
In tal modo l'opera acquista la potenza di una visione capace di funzionare secondo un movimento capace di dimenticare a memoria il passato, di tramutarlo in presenza palpitante e non disancorata da un sistema d'ordine.
Per approdare al nuovo ordine formale, è necessario seguire l'affermazione di Nietzsche che richiede sempre una precedente distruzione. In questo senso l'opera del giovane artista inglese si muove dentro i territori dell'elaborazione di un immaginario che non ha bisogno di negare la storia, ma anzi di confermarla mediante il doppio movimento del suo riconoscimento come archeologia e della sua rifondazione come base del nuovo linguaggio.
In questo senso la figura introduce sempre la bellezza che, come dice Leon Battista Alberti, è una forma di difesa. Difesa dall'inerzia del quotidiano e dall'accettazione supina del tempo che passa e tutto travolge. La sorpresa dell' arte consiste proprio in questo; nella capacità di rispondere con la vitalità della forma, di una forma non esistente precedentemente. O'Donoghue si muove tra l'incertezza nebulosa del processo creativo e la certezza lancinante di un passato non citabile nella sua integrità nemmeno stilistica. Perciò l'opera diventa il mezzo attraverso cui l'artista manifesta la sua predilezione verso il presente, inteso come momento in cui la storia torna a palpitare seppure in un modo particolare e precario.
In definitiva il lavoro dell' artista inglese riafferma la possibilità dell' arte in un momento particolare della nostra epoca, imponendo uno spessore al gesto creativo che nessun altro gesto possiede. L'opera conferma la necessità di nuove forme allegoriche, capaci di parlare un linguaggio oggettivo e pregnante che sfida l'effimero della comunicazione sociale ed afferma la possibilità di opporre una resistenza di un 'progetto dolce' contro la cultura delle previsioni che avvelena la nostra ragione.


HUGHIE O'DONOGHUE
 
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